NORDISTI CONTRO SUDISTI

la Guerra Civile americana

La Guerra Civile Americana, deflagrata il 12 aprile 1861 e conclusasi il 9 aprile del 1865, è considerata il primo dei conflitti contemporanei. A dargli questo status è la quantità di risorse umane e materiali messe in campo, i danni provocati a città e campagne, il fatto che sia stata la prima guerra di trincea della storia, l'enorme numero dei morti, feriti e invalidi. Ma la di là delle cifre e delle strategie militari a fare di questa guerra un punto di non ritorno della storia americana e mondiale è stato l'intreccio (anche ambiguo) di motivazioni culturali, ideologiche, politiche, economiche e sociali che hanno messo i cittadini di uno stesso paese gli uni contro gli altri, spezzando in due famiglie e comunità laiche e religiose.

 

Da una parte i Nordisti, cioè 22 milioni di persone che sono già proiettate nel futuro, impegnate sia in un impetuoso sviluppo sociale multiculturale e multietnico che in una travolgente crescita capitalistica fatta di lavoro libero (con tutti i costi e rischi che comporta) e grandi investimenti infrastrutturali e industriali pubblici e privati. A tenerne le redini politicamente è il partito Repubblicano, liberale e liberista, schierato paradossalmente, non sempre per nobili motivi, dalla parte del progresso culturale, civile, sociale ed economico. Sono i suoi rappresentanti, sostenuti dalla grande industria, a schierarsi prima apertamente dalla parte della causa abolizionista e poi successivamente a opporsi alla secessione degli Stati del Sud in nome del patriottismo nazionale - ecco perché la definizione di Unionisti.

 

Dall'altra parte i Sudisti, 9 milioni di persone, di fatto una manciata di grandi latifondisti con aspirazioni aristocratiche e proprietari di 3,5 milioni di schiavi neri e tanti piccoli contadini liberi che si spezzano la schiena nei campi. I primi immersi nella vita agiata che offre la produzione a costo zero del cotone e il suo smercio alle prime industrie tessili, soprattutto inglesi, sorte con la rivoluzione capitalista ottocentesca. I secondi abituati alla vita rude, a muoversi a cavallo, a girare con pistole e fucili, a rischiare di essere scotennati dagli Indiani sulla frontiera meridionale del West americano, tutti pervasi da una sorta di anarchico indipendentismo, allergici al governo federale centrale e molto restii a piegarsi alle sue leggi.

 

A rappresentarli tutti è un partito democratico con aspirazioni nazionali ma nelle cui vene scorre soprattutto sangue sudista, che è stato sì il protagonista, appena novant’anni prima, della Rivoluzione americana ("tutti gli uomini sono creati eguali"), ma che è incapace di risolvere le sue contraddizioni ideologiche e culturali, evidenziate da un'economia tradizionale basata su un inaccettabile e ormai datato istituto della schiavitù di stampo razziale. A comporlo sono uomini spregiudicati consapevoli dell'anacronismo che stanno vivendo ma disposti a tutto, anche a "vendere" una guerra condotta per interessi economici privati come una lotta per l'Indipendenza, pur di consentire ai grandi proprietari terrieri meridionali (cioè a loro stessi) di continuare a sfruttare economicamente il lavoro degli schiavi nelle piantagioni con tutti i privilegi che comporta.

 

Saranno i Nordisti a vincere, dopo un iniziale successo dei ribelli confederati, grazie proprio ai numeri, sia in termini di potere economico che di quantità di soldati. I diritti umani e un futuro di progresso saranno assicurati. Ma la ferita aperta nel seno della giovane Nazione americana tarderà a rimarginarsi. E ci vorranno gli anni '60 del Novecento, John Fitzgerald Kennedy e Martin Luther King prima che la parità tra neri e bianchi negli Stati del Sud divenga realtà di fatto e non un sogno legalizzato rimasto sulla carta.

 

La Guerra Civile Americana è una delle prime a essere fotografate. Non ci sono immagini di azioni di guerra ma soprattutto ritratti e paesaggi. La tecnologia del nuovo strumento per ritrarre la realtà, ancora giovane, non consente di riprendere persone, animali o cose in movimento perché le lastre fotografiche in vetro, allora utilizzate, hanno bisogno da un minimo di 5 fino a un massimo di 20 secondi per essere impressionate. Inoltre vanno preparate poco prima dello scatto della foto e sviluppate subito dopo, una necessità che rende piuttosto difficile intervenire nei campi di battaglia durante le fasi più concitate dello scontro. I carri che accompagnano i fotografi e che fungono da laboratori di stampa fanno infatti ancora parte dell'iconografia dell'epoca, esattamente come durante la Guerra di Crimea ripresa meno di un decennio prima, tra gli altri, da Roger Fenton, il primo fotografo di guerra della storia.

 

La selezione si compone di 54 riproduzioni digitali di negativi e stampe dell’epoca. La prima foto è l'immagine dell'abolizionista, nonché ufficialmente primo terrorista della storia degli Stati Uniti, John Brown, una riproduzione del travolgente dagherrotipo dipinto a mano realizzato nel 1848 dal famoso fotografo afro-americano (figlio di un ex-schiavo liberato) Augustus Washington (1820/21 - 1875) e conservato oggi dalla National Portrait Gallery della capitale americana. Tutte le altre immagini provengono invece dagli archivi di NARA - National Archives and Records Administration e della Library of Congress degli Stati Uniti. E appartengono in gran parte alla Matthew B. Brady Collection, fatta di immagini realizzate dallo stesso Brady e da alcuni degli autori più importanti della storia della fotografia di reportage americana (e mondiale) che lavoravano in prevalenza alle sue dipendenze su committenza dell'esercito nordista - Alexander Gardner, Timothy O'Sullivan, Jay Deaborn Edwards e molti altri.

 

Alle foto di questo gruppo principale di autori si sommano quelle realizzate da fotografi professionisti indipendenti di minor fama o da dilettanti, per esempio ufficiali dell'esercito e funzionari statali dei vari ministeri, e quelle arrivate al Dipartimento della Guerra sotto forma di donazioni di privati cittadini. Si aggiungono infine, alle immagini realizzate dai Nordisti, le poche rimaste prodotte dagli autori sudisti che ritraggono soldati e roccaforti dal punto di vista dei Confederati. La loro rarità è dovuta alla precisa volontà degli organi dirigenti degli Stati del Sud di distruggere le testimonianze iconografiche della loro sconfitta alla fine della guerra. Ma fortunatamente il loro lavoro meticoloso di cancellazione della memoria non ha avuto completo successo. Quelle rimaste, insieme alle altre scattate dai fotografi dell'esercito dell'Unione, costituiscono una collezione di inestimabile valore che, pur non restituendoci le fasi degli scontri, riescono comunque a raccontarci le alterne e drammatiche vicende di una delle guerre più sanguinose e importanti della storia contemporanea della società occidentale.

 

A cura di:

Alessandro Luigi Perna

Una produzione di:

Eff&Ci - Facciamo Cose

 

Immagini di:

Courtesy Library of Congress

Courtesy NARA - National Archives and Records Administration